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“The saying among many Syrian Kurds is that ISIS is more terrified of being killed by women because if they are, they will not go to heaven”.

“Raccontano molti Curdi Siriani che l’ISIS è più terrorizzato all’idea di essere ucciso da una donna perché in quel caso, non andrebbe in paradiso”.

E’ una frase fantastica, se ci pensate.

Ed è ancora meglio se poi scopri che non è una battuta, ma succede veramente, succede oggi, stasera, succede mentre leggete queste righe.

In questo momento esiste un esercito popolare spontaneo che è formato da donne, tra 7000 e 10000 unità, che lotta per la libertà del proprio popolo, al fianco di un esercito popolare spontaneo formato da uomini, che per lo stesso motivo hanno deciso di lasciare le proprie case ed andare a combattere solo ed unicamente per il proprio popolo, e per la terra che non hanno mai avuto.

Insieme formano l’Esercito di Protezione del Popolo, o YPG.

Non hanno bandiere di nessuna ideologia politica, di nessun partito, tranne la bandiera dello Stato che stanno conquistando col proprio sangue e col proprio coraggio.

YPJ, acronimo di Yekîneyên Parastina Jin, in lingua curda Unità di Protezione delle Donne, è il nome di un esercito nato separatamente dai suoi alleati uomini, i curdi siriani dell’YPG, dal desiderio di donne curde siriane di tutte le età che hanno deciso di urlare forte i propri diritti in un mondo in cui la donna non ha il diritto neanche di pensare. E quei diritti fondamentali non li hanno urlati solo a chiacchiere; lo hanno fatto imbracciando un AK47.

Lo stanno facendo proprio ora, in questo momento.

Hanno dai 18 ai 40 anni, non hanno ricevuto un istruzione militare prima di arruolarsi nell’YPJ, non vengono pagate da nessuno e non hanno uno Stato a cui rendere conto; rendono conto solo al proprio Popolo e alla propria coscienza.

Uniti, YPG e YPJ hanno conquistato tutto il nord della Siria, chiudendo ai gruppi islamisti ribelli ogni collegamento con la Turchia, fondamentale fonte di approvvigionamento bellico soprattutto per l’ISIS, e sono in questo momento, di fatto, l’unico possibile appoggio occidentale concreto in quell’inferno che si espande da quasi cinque anni (2011, la cosidetta “primavera araba”) non solo in Medio Oriente ma anche in tutto il Nord Africa.

E armate di RPG urlano all’ISIS e ai Quaedisti e a tutti quei bastardi medievali che distruggono interi villaggi e intere comunità in nome di un Dio che, se esistesse davvero davvero, imbraccerebbe il suo fucile e combatterebbe al fianco dell’YPG.

Per comprendere bene tutto quello che c’è attorno è necessario conoscere la guerra civile siriana (2011-?) e il contesto in cui essa è nata e si sta sviluppando, la cosidetta “primavera araba” iniziata proprio all’inizio della seconda decade del nuovo millennio, e che ha divampato come un incendio indomabile fino ad oggi, un incendio che non accenna affatto ad estinguersi.

In questi ultimi mesi l’YPG ha conquistato posizioni importanti, nel bel mezzo della polveriera della Primavera Araba in Siria.

Stanno tenendo testa all’esercito regolare di Asad, ai ribelli dell ELM, al fronte Al Nusra e all’ISIS, in un conflitto in cui da un paio sono entrati con un ruolo chiave anche gli Hezbollah libanesi.

Stanno vincendo perché hanno conquistato praticamente tutto il nord della Siria, chiudendo all’ISIS passaggi strategici fondamentali come Tal Abyad, importante canale di approvvigionamento di armi dalla Turchia per l’ISIS, mentre da ovest ricevono i “martiri” di Al Nusra.

L’YPG non è finanziato da nessun governo, da nessuna istituzione, da nessun parlamento, e fornisce cibo e protezione alla popolazione civile che essi siano musulmani, cattolici, atei, preti e puttane, bianchi e neri, poveri…e poveri, perché da quelle parti i ricchi sono veramente pochi.

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