imagesOggi nel parlamento italiano si discute una proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis per uso privato e, in particolare, casalingo. La proposta è firmata da 218 parlamentari appartenenti a molti partiti (PD “renziani”, PD “minoranza”, M5S, Scelta Civica, FI, SeL e Socialisti), e in sostanza propone di depenalizza il possesso e l’uso personale di cannabis all’interno delle mura di casa, stabilendo un quantitativo massimo legale per il possesso a casa (15g) e fuori casa (5g), quest ultimo inteso come possibilità di trasporto, dato che l’uso in qualsiasi luogo pubblico resta vietato. Il tutto, ovviamente, previsto esclusivamente per maggiorenni. Pensare che in Italia arrivi una proposta del genere è una improvvisa ventata d’aria fresca nella preistorica mentalità della politica italiana, ed il fatto che venga da una schiera trasversale del parlamento permette di sperare che questa proposta possa avere un seguito. Motivi per essere contenti di questa possibilità sono molteplici, e provo ad esporli.

ANTIMAFIA

Nell’ultima relazione ufficiale presentata dalla Direzione Nazionale Antimafia al Parlamento italiano, senza mezzi termini i relatori parlano di “totale fallimento dell’azione repressiva” e di “letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi”. L’Antimafia chiede quindi espressamente allo Stato Italiano di utilizzare il mezzo legislativo per intervenire. Uno Stato moderno, democratico e maturo (ammesso che lo Stato Italiano lo sia, ma lo si può pretendere), non può ignorare tale esplicita richiesta, che peraltro rappresenta un passo logico ormai chiaro da tempo a chi si occupa, con ogni ruolo, della questione. Il mercato delle cosidette “droghe leggere” rappresenta da sempre un tassello importantissimo per le economie criminali, che in quanto tali forniscono prodotti non sicuri, spesso trattati con sostanze chimiche (come l’ammoniaca per aumentarne peso ed effetto) e finisce anche inevitabilmente con l’avvicinare il mercato della cannabis con quello di sostanze ben più pericolose come cocaina ed eroina, quest ultima in grande ripresa nel nuovo millennio. Il numero di consumatori è in crescita, e nonostante l’omertà tipica del nostro paese, basterebbe farsi un giro nelle nostre città e scoprire che ne fanno uso studenti, muratori, medici, ingegneri, politici, imprenditori, attori, musicisti, profesionisti e avvocati, donne e uomini, adulti e ragazzi. Inutile dire che le leggi sulla droga, prima fra tutte l’INCOSTITUZIONALE legge Giovanardi, hanno avuto come unico risultato quello di riempire le carceri (circa due terzi della popolazione carceraria italiana è formata da piccoli spacciatori, ininfluenti per la criminalità organizzata perchè immediatamente sostituiti) e impiegare le poche risorse delle forze dell’ordine sostanzialmente per fermare ragazzini che si fanno le canne. Sarà il caso di voltare pagina e mandare in pensione i vecchi ignoranti come l’ex ministro.
Inoltre, proprio in questi giorni il presidente amercano Obama ha ribadito l’inefficacia delle politiche repressive antidroga, auspicando un sostanziale cambiamento nell’atteggiamento dello Stato nella questione.

STORIA DEL PROIBIZIONISMO e TOSSICOLOGIA

Come sempre la Storia dovrebbe indirizzare alla società civile nelle sue scelte, attraverso la conoscenza di ciò che è già successo. Il Proibizionismo è una storia di fallimenti continui ed inevitabili, e negli ultimi anni se ne sono accorti anche quei paesi che in passato lo hanno utilizzato con maggiore decisione (vedi proprio gli USA) e che ora stanno adottando soluzioni diverse. Analizziamo le cose con calma: lo Stato individua una sostanza che ritiene pericolosa per la salute del cittadino, e si affida agli organismi tecnici (tossicologi e medici in generale) e a questi affida uno studio completo di tale sostanza.
Definizione di sostanza psicotropa o psicoattiva, volgarmente detta “stupefacente”: sostanza in grado di alterare l’attività mentale e indurre, in diverso grado, fenomeni di dipendenza, tolleranza e assuefazione. In questa definizione rientrano una quantità enorme di sostanze che vengono divise sostanzialmente in psicolettici (barbiturici, tranquillizanti, ansiolitici), psicoanalettici (antidepressivi, anfetamine, caffeina) e psicodislettici (oppiacei, etanolo, cocaina, lsd, ketamina). Tanto per essere chiari: caffè e alcol sono classificati all’interno di questa macro categoria così come lo sono ad esempio i cannabinoidi e la cocaina. Per ognuna di queste sostanze le istituzioni mediche eseguono studi scientifici che ne analizzano ogni caratteristica e stabiliscono quindi la capacità di queste sostanze di indurre dipendenza, tolleranza e assuefazione. Questi tre paramentri determinano in qualche modo la pericolosità della sostanza: l’eroina induce una dipendenza (fisica e psichica) fortissima e relativamente immediata, un altissimo livello di tossicità sia acuta che cronica, e tutta una serie di problemi che potremmo definire secondari, (malattie trasmesse tramite siringhe infette); il caffè causa evidente assuefazione, come può testimoniare chi in passato non dormiva se beveva il caffè dopo cena, ma che col tempo e l’abitudine ad assumerlo quasi non ne avverte più gli effetti (il sottoscritto, per esempio). E poi c’è l’alcol, che sia dal punto di vista medico che da quello puramente statistico è una delle sostanze più pericolose e mortali al mondo ed aggiunge alle conseguenze fisiche anche un notevole livello di pericolosità sociale (detto volgarmente: l’eroinomane è socialmente innocuo mentre l’alcolizzato è spesso soggetto ad atteggiamenti violenti).
La cannabis ha effetti di dipendenza fisica praticamente nulli, nessun rischio di tossicità acuta (non esiste un solo topo di laboratorio morto per overdose) ed i suoi effetti di tossicità cronica sono legati ai problemi polmonari causati dal fumo: gli stessi delle sigarette, con la differenza che il tabacco trattato presente nella sigaretta contiene prodotti chimici letali e sostanze a loro volta psicotrope (nicotina) mentre in una canna pura (cioè senza aggiunta di tabacco) queste sostanze sono assenti.

Da questi quattro esempi risulta evidente che dal punto di vista medico, è impensabile accostare i cannabinoidi agli oppiacei, e ancora meno a tutte le droghe chimiche in commercio nel mondo. Ma anche all’alcol, che secondo la OMS nel solo anno 2010 ha causato la morte di 3,3 milioni di persone in tutto il mondo, è una sostanza estremamente più pericolosa. La cannabis, nel 2010, come nel 2011 e in tutti gli altri anni in cui l’uomo ha calcato la Terra, di morti ne ha fatti esattamente zero. E’ evidente quindi che, dal punto di vista scientifico, discriminare la cannabis rispetto ad alcol e tabacco rappresenti un assurdo.

DENARO

Gli Stati Uniti si stanno distinguendo per un approccio razionale e pratico alla situazione, hanno valutato che in questo momento il mercato legale della cannabis (legale solo in pochi Stati per il momento, ma in rapida crescita) ammonta a circa 1,5 MILIARDI di dollari. Hanno fatto ragionamenti semplici, analoghi a quelli che stiamo facendo qui. Si sono detti: il proibizionismo ostacola il narcotraffico ? No, anzi la storia americana insegna che le mafie hanno costruito il loro potere proprio su questo (Al Capone divenne potente anche grazie agli introiti del commercio di alcolici che in quegli anni erano illegali). E ancora, la cannabis è una sostanza così pericolosa, anche rapportata alle sostanze psicoattive legali ? Assolutamente no, e allora perchè non strappare parte del mercato criminale e includerlo negli introiti legali dello Stato specie in un momento di crisi? Fare un ragionamento del genere non solo è logico, ma è necessario. Cominciare ad usare la testa ed affrontare i problemi in maniera matura è un passo necessario che la nostra società deve compiere. Per lo Stato Italiano, legalizzare la cannabis e quindi appropiarsi dell’enorme mercato che essa garantisce, sarebbe un’autentica manna dal cielo, che oltretutto garantirebbe la crescita della cultura dell’uso, questa sconosciuta, così sviluppata ed evidente in paesi più avanzati, come ad esempio l’Olanda, dove è pensiero diffuso che una persona maggiorenne e vaccinata abbia la libertà di sedersi ad un tavolo a leggere il giornale mentre sorseggia un bicchiere di vino o fuma una canna, senza fare del male a nessuno e assumendosi le responsabilità di ciò che fa al proprio organismo. E’ scontato ma è necessario ribadire che ogni sostanza (ma anche ogni alimento o attività umana) debba essere gestita con responsabilità: bere quindici caffè al giorno o fumare due pacchetti di sigarette, piuttosto che scolarsi una bottiglia di whiskey al giorno o dieci grammi di fumo rappresentano semplicemente una serie di brutte abitudini che andrebbero evitate; ma questo è solo buon senso e sta ad ognuno di noi.

CONCLUSIONE

L’augurio è che finalmente anche l’Italia compia questo passo verso la modernità e la civiltà, così che la forze dell’ordine possano concentrarsi sui veri problemi della sicurezza e perseguire i criminali, e non tutta quella gente onesta che non fa altro che rilassarsi fumando la propria cannetta, così come è considerato normale cenare con una bottiglia di vino o bere un paio di bicchieri di grappa per digerire.

Allego anche un interessante articolo sull’argomento, a firma di Roberto Saviano su l’Espresso.

P.s: oggi il senatore (…senatore…) Giovanardi, da cui prendeva il nome l’ultima legge in materia di stupefacienti da poco ritenuta incostituzionale dalla Corte Costituzionale e quindi annullata, in seguito alla proposta di legge ha commentato: “avrà come unica conseguenza l’aumento della diffusione della droga e l’incremento dei traffici della criminalità organizzata”. Una simile concezione non solo è sintomo di ignoranza e di totale indifferenza verso il lavoro degli organi competenti (vedi appunto la Direzione Nazionale Antimafia, che sostiene esattamente il contrario di quello che dice il senatore), ma è indice dell’inadeguatezza di molti politici di questo Paese, che continuano a tenerci ancorati agli errori del passato, mentre il mondo cambia rapidamente e ci lascia a piedi nel nostro tardo medioevo culturale.

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