eroe

V.I.P., acronimo che nella società occidentale identifica attori, cantanti, modelle, presentatori tv e sciacquette varie che passano dieci mesi all’anno al mare a farsi fotografare il culo. Nel mondo però esistono davvero Persone Molto Importanti, le cui azioni e scelte restituiscono dignità all’intero genere umano, emergendo dall’inferno ed elevandosi a Eroi, senza chiedere nulla in cambio.
Una di queste persone è un avvocato iracheno di nome Khalil al Dakhi, che ha scelto insieme a pochi uomini di valore di dedicare la propria vita al salvataggio di tutta quella povera gente perigioniera dell’ISIS nel nord dell’Iraq, di tutte quelle persone che sono state inghiottite da un incubo e che hanno perso ogni umana speranza, ma che grazie a Khalil e i suoi compagni possono tornare ad abbracciare i propri cari, e ad inseguire il sogno di una vita, il sogno della Libertà.

Gli Ezidi (comunemente chiamati Yazidi) sono una comunità di circa 200mila persone che vive nel nord-ovest dell’Iraq, e in parte del nordest siriano. Praticano una religione monoteista che ha poco ha che fare con l’Islam, e venerano Melek Ṭāʾūs, l’Angelo Pavone, che secondo la mitologia ha un’origine che ricorda in qualche modo quella di Lucifero (si ribellò a Dio), ma a differenza del diavolo cristiano servì il Bene contro il Male del mondo. Per questo motivo le persecuzioni contro questo popolo sono state se possibile ancora più aspre che nei confronti di tutte le altre minoranze etniche del medio oriente. Sono vicini al popolo curdo, al punto da avere probabilmente origini comuni, e come i curdi non hanno mai avuto una terra propria. L’arrivo dell’ISIS nel nord dell’Iraq ha sconvolto le loro vite e distrutto tutto ciò che gli Ezidi avevano cotruito nella loro storia ultracentenaria.

Da circa un anno l’ISIS ha conquistato le terre degli Ezidi a sud del Jebel Sinjar, la zona montuosa al confine tra Iraq e Siria sulla quale adesso si sono rifugiati i superstiti dei massacri dello Stato Islamico, che ha massacrato migliaia di persone, uomini donne e bambini e ne ha rapiti altrettanti, condannandoli ad una prigionia disumana tra torture stupri e esecuzioni atroci.
Il destino di queste persone è appeso ad un filo, stretti tra la morsa dell’ISIS, l’impotenza occidentale e l’ostruzionismo vergognoso della Turchia, che lungo tutto il suo confine non solo impedisce ai profughi il transito, ma in segreto appoggia lo Stato Islamico fornendogli armi.

L’unica speranza di questa povera gente sono le milizie curde (i Peshmerga iracheni e le Unità di Protezione del Popolo siriane, l’YPG).
Circa un anno fa uno di questi Ezidi, l’avvocato Khalil al Dakhi, scappò con la sua famiglia dalla cittadini in cui abitava appena prima dell’arrivo dell’ISIS e travò rifugio tra i Peshmerga al confine settentrionale iracheno, proprio nelle alture del Jebel Sinjar. Qui Khalil ha messo su una rete clandestina che ha come scopo quello di liberare le persone prigioniere dell’ISIS e restituirle alle proprie famiglie. Per farlo la sua organizzazione contatta (o viene contattato) da chiunque abbia notizie di prigionieri dell’ISIS; a questo punto comincia ad acquisire ogni informazione che possa aiutare ad organizzare la fuga, studia un piano e poi si passa all’azione.

Negli ultimi mesi il gruppo di Khalil gira per i campi profughi ezidi per informare la gente sulla sua attività, lasciando recapiti per essere contattato in caso qualcuno sia a conoscenza di uomini o donne rapite dall’ISIS. Soprattutto la situazione delle donne è particolarmente grave, come è facile immaginare, poichè esse vengono vendute come schiave nei mercati e subiscono torture e stupri durante la loro detenzione nelle prigioni dello Stato Islamico: la vita della donna nelle zone controllate dall’ISIS è letteralmente un inferno.

L’attivita di Khalil e dei suoi uomini non ha alcun appoggio esterno, non riceve appoggi da nessun ente internazionali e le sue azioni sono di estrema pericolosità, tanto che tre degli uomini del gruppo sono stati uccisi durante le operazioni di salvataggio. Questo non basta per fermarli. Il coraggio di questa gente dovrebbe rappresentare un esempio per tutto il mondo, e anche e soprattutto per noi, che viviamo comodi nel nostro mondo fatto di bisogni futili e problemi banali, e abbiamo ormai dimenticato che i diritti di cui godiamo oggi (e che troppo spesso dimentichiamo), sono il dono che ci ha fatto chi ha combattuto ed è morto per quei diritti.
In luoghi come l’Iraq di questi anni, il diritto che viene negato a decine e decine di migliaia di persone è il diritto basilare di ogni creatura vivente: il diritto di vivere; e per questo diritto uomini come Khalil al Dakhi mettono a disposizione la propria vita e ci insegnano cosa sia davvero il coraggio, cosa sia il valore umano; cosa e chi siano davvero, le Persone Molto Importanti.

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