Non è colpa della pallottola, non è colpa del fucile, non è colpa della granata, se un bambino muore a cinque anni in una guerra civile. Non è colpa della forza di gravità se cadiamo o se un blocco di roccia ci cade sulla testa, non è colpa del tempo che passa se sprechiamo le nostre vite, non è colpa dell’oceano se ci inghiotte.
Non è colpa di una bottiglia (o più bottiglie) di whiskey, oggetto inanimato e non senziente, nè della macchina che va troppo veloce, nè dell’asfalto che è troppo duro, o del muro che è troppo vicino. Non è colpa della pasticca che ingeriamo se causa la morte dell’organismo, e non è colpa del fegato o della milza o dei reni, se poi questi si bruciano.
La cultura del divieto e anche la cultura della mancanza di responsabilità, è’ la nostra società che vorrebbe allevare automi per farli muovere solo lungo i binari che la la società stessa ha costruito per loro. E’ semplice lavare la coscienza collettiva attribuendo la colpa ad altri, o ad altre cose, provando a convincerci che in realtà noi saremmo degli esseri pacifici, intelligenti, che non commettono errori e vivono felici e contenti per tutta la nostra lunga e sana vita, e che purtroppo invece esistono cose cattive che ci fanno del male. Cose cattive.

La realtà è che siamo microscopici esserini che compiono errori e fanno cazzate di cui a volte non avranno tempo di pentirsi. Il libero arbitrio di scegliere di buttare al cesso la propria vita, o semplicemente di ignorare il fatto che il fragile corpo umano si spappola quando si schianta su una lastra di cemento a centottanta chilometri all’ora, è un concetto troppo complesso per noi e quindi non lo affrontiamo.
Però interviene la società, che dice che è stata l’ecstasy ad uccidere un ragazzo di sedici anni in una discoteca. Ed è stata una bottiglia ad obbligare uno ad imboccare contromano una superstrada e distruggere tre vite salvando per uno strano scherzo del destino solo la propria.
Io non penso che siano state bottiglie e pasticche, ad uccidere tutti gli amici che abbiamo perso per strada. Io penso che siano stati solo loro a farlo.

Se non capiamo che siamo noi e solo noi i responsabili delle nostre vite, e gli unici padroni delle nostre scelte, se non ci prendiamo mai la responsabilità delle nostre azioni, saremo sempre e solo dei bambini che giocano a fare gli adulti.
Chiudere una discoteca per quattro mesi per far vedere che lo Stato tiene alle nostre vite è solo l’ennesima inutile dimostrazione che non abbiamo proprio capito un cazzo.

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