Nel settembre del 1982 Oriana Fallaci intervistò l’allora generale Ariel Sharon poco dopo la guerra che vide Israele respingere l’OLP di Arafat fuori dal sud del Libano. La Fallaci, che non ha mai nascosto la sua posizione vicina all’occidente e le sue simpatie per Israele, dimostra ancora una volta quello che dovrebbe essere il mestiere di un vero Giornalista, che non ha paura di fare domande e critiche e non abbassa la testa di fronte ai potenti. In più, le sue considerazioni e la sua critica sulla politica israeliana e sulle parole di Sharon risultano ancora più efficaci e profetiche, lette più di trent’anni dopo.

Questa qui è l’intervista che potete leggere direttamente dal sito della Fallaci. Qui sotto invece ho cercato di riassumere gli eventi precedenti all’intervista e di presentare con poche righe i personaggi e gli eventi di cui si parla nell’intervista. I dati qui sotto riportati li ho presi e riassunti direttamente da wikipedia.

1948, LA PRIMA GUERRA ARABO-ISRAELIANA

Al termine della seconda guerra mondiale nel 1947 la Gran Bretagna rimette il suo mandato sulla Palestina alle Nazioni Unite, che dopo aver constatato l’impossibilità di accogliere le richieste di entrambe le parti (ebrei e arabi), decide per una divisione del territorio. Nessuna delle due parti però è d’accordo con la divisione e appena le forze britanniche lasciarono la zona la Lega Araba dichiara guerra contro Israele. La guerra però in breve volge a favore di Israele che conquista gran parte dei territori ad eccesione della Striscia di Gaza, che rimane all’Egitto e la Cisgiordania che diverrà poi il Regno di Giordania.
Per due volte l’ONU impone una tregua ma non ottiene risultati, anzi l’organizzazione armata sionista Lehi uccide in un attentato un mediatore ONU, Folke Bernadotte.
Il risultato di questa prima guerra è una migrazione a due sensi: palestinesi che fuggono da Israele in direzione dei paesi arabi adiacenti, ed ebrei che fuggono da tali nazioni arabe per rifugiarsi in Israele.

1956, LA CRISI DI SUEZ

Il preseidente egiziano al-Naser nazionalizza la Compagnia del canale di Suez, una società per azioni franco-inglese che gestiva il canale e vieta la navigazione dello stesso alle imbarcazioni israeliane, causando la reazione di Israele. Francia ed Inghilterra invece si chiamano fuori per paura delle reazioni di URSS e Stati Uniti, e la guerra vede di nuovo la vittoria israeliana con la conquista del Sinai (la penisola che collega l’Africa al Medio Oriente, divisa dai golfi di Suez e Aquaba).

1967, LA GUERRA DEI SEI GIORNI

Gli incidenti e le schermaglie si susseguono negli anni e a maggio del ’67 le forza di interposizione ONU lascia Gaza e Sharm al-Shaykh su richiesta egiziana. L’Egitto inoltre chiude la navigazione degli stretti di Tiran (tra Egitto e Arabia Saudita), fatto che scatena di nuovo la reazione di Israele, che il 5 giugno attacca preventivamente le forze aeree in Egitto, Siria e Giordania ed occupa tutta la penisola del Sinai, la striscia di Gaza, la Cisgiordania el le alture del Golan. Questi, ad eccezione del Sinai (restituito nel 78), rappresentano i famosi “territori occupati” che alimenteranno ancora la guerra fino ai giorni nostri.
L’ONU prova di nuovo a mediare (risoluzione 242) proponendo il ritiro israeliano dai territori in cambio del riconoscimento dello stato di Israele da parte dei paesi arabi, ma gli attriti ormai aggravati dai numerosi atti di violenza messi a segno da entrambi gli schieramenti rendono vano ogni tentativo.
Questi anni vedono la nascita dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e guerra in Libano, Egitto e Giordania. Il 1970 è l’anno della nascita di Settembre Nero e dell’espulsione da parte di re Hussain di migliaia di palestinesi dalla Giordania a seguito di attentati messi a segno dall’organizzazione.

1973, LA GUERRA DEL KIPPUR

Egitto e Siria attaccano Israele e riprendono il controllo del canale di Suez, ma in pochi giorni l’inerzia del conflitto si inverte e Israele arriva a minacciare il Cairo, accerchiando la Terza Armata egiziana. Solo forti pressioni da parte degli Stati Uniti convincono Israele a risparmiare l’Armata e concludere la guerra.

1978, L’OCCUPAZIONE DEL LIBANO

Qui siamo agli eventi direttamente collegati all’intervista: Israele occupa il Libano meridionale per cacciare l’OLP dal paese. Molte delle domande della Fallaci vertono su questo argomento.

PERSONAGGI CITATI (o protagonisti) dell’INTERVISTA

Ariel Sharon: generale dell’esercito israeliano e poi primo ministro (2001-2006); durante questi anni lascia il partito Likud (insieme al Laburista i più importanti) e fonda il Kadima.
A lui succede come primo ministro Ehud Olmert.

Yasser Arafat: dal 96 presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese; in precedenza capo di al-Fath, che poi confluirà nell’OLP.

Henry Kissinger: consigliere della sicurezza nazionale e segretario di stato USA

Manachem Begin: primo ministro israeliano (1977-1983) al tempo dell’intervista.

George Habash: fondatore del Movimento Nazionalista Arabo da cui nasce nel 67 il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP). Si è sempre rifiutato di
riconoscere Israele.

Philip Habib: diplomatico USA, inviato da Reagan nel 1981 per la guerra civile libanese; lavorò all’evacuazione dell’OLP dal Libano meridionale.

Irgun, Stern, Haganà: organizzazioni paramilitari di matrice sionista attive fino al 48. La Banda Stern ricevette l’amnistia da Israele per le sue azioni, nel 1948

battaglia di Stalingrado: (estate 42 – 2 febbraio 43):  L’Armata Rossa dell’Unione Sovietica difende la città dall’attacco dell’Asse: si conclude con l’accerchiamento (operazione Piccolo Saturno)  delle forze dell’Asse da parte dell’Armata Rossa. Considerata la battaglia più importante della Seconda Guerra mondiale, rappresentò l’inizio dell’avanzata russa verso Berlino.

George Shultz: segretario di stato USA (82-89)

Alexander Haig: generale e politico USA; è stato segretario di stato e comandante supremo alleato in Europa; all’epoca dell’intervista, segretario di stato USA;

colonnello Eli Gheva: comandante di brigata israeliano (31 anni all’epoca) che rifiutò per questioni morali l’ingaggio di civili insieme ai militari nella guerra
in Libano. Per questo fu rimosso dall’incarico dal primo ministro Begin

Muhammad al-Sadat: presidente della repubblica egiziana dal 70 all’81 (assassinato); nobel per la pace nel 78.

Ben Gurion, Moshe Dayan e il Litani:

Ben Gurion: sionista, fondatore e “primo” primo ministro di Israele (48-63)

Moshe Dayan: generale e politico, capo di stato maggiore delle forze armate di difesa di Israele. Nel 55 è capo di stato maggiore;

il Litani: fiume libanese di importanza geostrategica.

Chaim Weizmann: politico e chimico, primo presidente dello Stato di Israele

Golda Meir: politica, premier israeliana del 69, figura di spicco del sionismo, considerata la Tatcher di Israele (era presidente durante la strage di Monaco).

Bashir Gemayel: politico libanese; dal 76 capo militare delle Falangi (forze libanesi); nell’agosto 82 diventa presidente della repubblica ma nove giorni dopo viene
ucciso in un attentato. Era già scampato ad un attentato nell’80 da parte dei miliziani palestinesi.

hussein di giordania: re di Giordania (52-99)

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CONSIDERAZIONI PERSONALI

Le considerazioni finali della Fallaci sono come detto profetiche, perchè la Storia insegna che l’odio produce odio e che l’integrazione di diverse culture e religioni nello stesso territorio è necessaria e deve essere il fine principale di ogni politica, e sentire i “giornalisti” di oggi abbassare la testa e fungere da voce dei potenti invece di fare il proprio lavoro è avvilente, soprattutto di fronte a questa (ennesima) dimostrazione che la Fallaci ci da su cosa significhi davvero, essere un Giornalista.

“Generale Sharon, lei crede in Dio?

Bè, non sono religioso. Non lo sono mai stato sebbene segua certe regole della religione ebraica come non mangiare il maiale. Non mangio il maiale. Però credo in Dio. Sì, penso di poter dire che credo in Dio.

Allora lo preghi, anche per quelli che non ci credono. Perché ho una gran paura che lei stia per cacciarci tutti in un guaio apocalittico.”

Profetica.

 

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