Quello che è successo con la vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto del 24 agosto è paradossale, ma anche così evidente nel mostrare quanto il limite oltre al quale una persona si dice insultata sia estremamente sottile e pericoloso. E’ l’ultimo dei tanti casi in cui la satira risulta sotto la lente d’ingrandimento del mondo (almeno quello connesso) e a seconda di quale sia il nostro punto d’osservazione, cambi nettamente il nostro giudizio.

E poichè ogni sentimento, dalla rabbia allo sdegno alla felicità, resta un punto di vista personale, vi dico subito che per me quella vignetta non solo non faceva ridere, ma chi l’ha ideata e ancora di più chi l’ha pubblicata ha commesso una grave mancanza di rispetto nei confronti del dramma che si stava consumando nella vita di centinaia di famiglie.
Non ho nessun dubbio a riguardo.

Detto questo, mi sono chiesto (come faccio spesso) se anche il mio limite, diciamo limite alla sopportazione di un insulto, fosse solamente una cosa relativa. E ovviamente penso che sia così, così come sono convinto che le vignette su maometto hanno suscitato lo stesso livello di sdegno che abbiamo provato noi in tanti musulmani quando vedono le vignette su maometto. Non che condivida qualsiasi visione religiosa della vita, ma questo è un punto di vista personale: per alcuni offendere un dio è un atto che provoca sdegno mentre per me non lo è; per altri pubblicare stupide vignette su una tragedia è divertente mentre per me non lo è affatto.
Punti di vista. Ognuno pensa che il proprio sia quello giusto, ma è la definizione stessa di punto di vista.

Quello che voglio dire è che non possiamo decidere di difendere la libertà di espressione solo quando ci mostra qualcosa che ci piace, o anche solo quando non la riteniamo offensiva altrimenti non stiamo difendendo la libertà, la stiamo solo indebolendo, e alla fine di tutto se avessimo voluto davvero preservare la sensibilità delle vittime del terremoto non avremmo dovuto fare altro che chiudere la pagina di Charlie Hebdo dal nostro browser, e pensare ad altro.

“La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere” (O. Fallaci)

Annunci