Una delle domande più genuine che uno si fa quando si parla di mafia è la seguente:

“che cosa posso fare io ?”

Se non sei un poliziotto o un magistrato, o un giornalista (quelli veri), quello che puoi fare ce l’hai davanti agli occhi, lo stai vedendo proprio in questi giorni su tutti i giornali (stavo per dire su tutte le testate) e su ogni social network. Quello che puoi fare è parlarne.

Si, perchè quello che è successo in questi giorni, la lezione che facciamo fatica ad imparare, è la mafia può essere sconfitta solo con l’intervento della società civile, che in mezzo a sacrosante discussioni sul calcio comincia a parlare di mafia.
Parla di Roberto Spada e scopre un universo criminale del quale la “testata” al giornalista di raidue Piervincenzi è meno che la punta di un iceberg. E parlandone, riparlandone, postando il video su facebook e generando una discussione generale sull’argomento, la società civile costringe lo Stato ad intervenire, costringe la politica ad affacciarsi sui problemi veri di questo Paese, impone a tutti i media l’attenzione su un tema che dovrebbe farci incazzare ben più dello zingarello che ruba quattro monete o dei crepacci sulle strade, perchè lo zingarello ti ha rubato quattro monete, le mafie stanno rubando il tuo Paese.

L’altro giorno, per esempio, in ufficio si parlava di questo argomento, ed un commento mi ha fatto pensare.

“si vabbè ma tanto noi che ce potemo fa ?”

E’ una considerazione ragionevole, giusta, è proprio la domanda che bisogna farsi…ma bisogna saperne leggere la risposta.

La risposta te la hanno data meno di ventiquattr’ore dopo i Carabinieri e la Magistratura, (tra le cui fila nonostante le banalità che spesso tutti diciamo lavorano persone e servitori dello Stato con i coglioni), che hanno colto questo impulso di autentica indignazione popolare e sono andati lì a prendersi Roberto Spada compiendo un’azione che non era affatto scontata, visto che il singolo fatto dell’aggressione non avrebbe potuto costituire motivo d’arresto se non descritto nell’ambito di una situazione di criminalità organizzata. E non era scontato, proprio per niente.

Se noi tutti non avessimo parlato di questa storia l’unico a ricordarsela sarebbe stato il povero Daniele Piervincenzi e magari l’operazione non sarebbe stata possibile.
Lo Stato è costretto ad intervenire quando la cosa diventa palese e tutti ne parlano, è il concetto che disperatamente ripetevano eroi della storia italiana come Paolo Borsellino, Giorgio “Boris” Giuliano, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

La mafia la possiamo sconfiggere solo così: sbattendo la sua faccia sulla coscienza dello Stato e della politica.

E in questi giorni, anche se non se ne sono accorti in molti, è proprio quello che sta succedendo. E temo che, come sempre, la lezione non sarà colta è tra qualche settimana le donne e gli uomini che dedicano la loro vita a combattere i fenomeni mafiosi saranno lasciati ancora una volta da soli. Così come Ostia.

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