Certo che ce ne vuole di coraggio per provare a convincere gli italiani che bisogna essere dei bravi cittadini, rispettare le leggi e pagare le tasse. Ci vuole una bella faccia tosta per sostenere che lo Stato sia al servizio della gente onesta e che nella lotta all’illegalità siamo tutti sulla stessa barca e fare la morale a chi magari, per sbarcare il lunario, subaffitta un appartamento in nero, commette abusi edilizi, si affida a conoscenze e raccomandazioni per evitare di finire inghiottito nell’assurdo labirinto antropofago della burocrazia italiana. Sopratutto, quando un cittadino onesto viene per la prima volta a contatto diretto con quell’enorme apparato di riscossione crediti che risponde al nome di Agenzia delle Entrate, capisce che l’unico scopo di questa informe ragnatela fatta di file, numeri, ferie buttate e giornate sprecate non è certo quello di aiutare il poveraccio a CAPIRE cosa deve fare per chiarire (o anche al limite, pagare) una disputa o anche una normalissima pratica, ma quello di costringerlo a pagare per poi (se ha altro tempo e soldi da buttare) affidarsi alla notoriamente veloce e chiara Giustizia per ricevere un eventuale rimborso.
La mia storia è sicuramente banale per chi ha avuto a che fare con questa faccia dello Stato (ne conosco di ben più paradossali), ma è una storia che vi voglio raccontare, anche solo per condividere il sentimento di profondo sdegno che provo per lo Stato che con tanta fatica e forse molta ingenuità cerco sempre di difendere dagli attacchi dei benpensanti che dicono: “fa tutto schifo”.

La storia è semplice: la casa in cui abito è di mia proprietà, ma fino al 2011 era affittata perchè io, bamboccione avrebbe detto un cretino, stavo a casa con i miei. Nel marzo del 2012 vado a viverci io, fine della storia.

Insomma affittiamo la casa. Con un regolare contratto, pagando le tasse, rispettando la legge, come sempre.
L’ultimo contratto di affitto viene siglato con una famiglia (madre e figlio se non sbaglio) che aveva in atto un trasloco e voleva quindi una sistemazione temporanea. Infatti nonostante il contratto (2010-2013) gli affittuari vanno via attorno alla metà del 2011 ed io vado a vivere in quella casa nel marzo 2012, come dimostrano facilmente anche solo due dati di cui l’Agenzia delle Entrate e quindi lo Stato sono chiaramente a conoscenza: il mio certificato di residenza presso il Comune di Roma ed il mio conto corrente che mostra tutti i movimenti compreso l’ultimo pagamento dell’affitto. Quindi, di nuovo, tutto in regola, tutto secondo la legge.

Ma commettiamo un errore: non formalizziamo la cessazione della locazione. Cioè non comunichiamo alle Istituzioni che il contratto è cessato e che quindi io non ricevevo più un affitto. L’ignoranza è una colpa, non ci sono dubbi: se c’è una multa, la pagheremo.
(la sanzione in questione è di circa 75 euro)

Apriti cielo.

A fine settembre 2017, poco tempo fa, arriva una lettera dell’Agenzia delle Entrate che mi chiede, sostanzialmente, se ho dimenticato di dichiarare l’affitto della casa di via xxxx. per l’anno 2013.
Che è successo che non è successo, capiamo subito di che si tratta e infatti chiamo immediatamente il numero dell’ufficio indicato sulla raccomandata e mi sorprendo sulla sua efficacia; mi dice subito:

“è un problema di mancata comunicazione della cessazione di un contratto di locazione” (tutte le “zione” non sono colpa mia: è sempre la burocrazia),

e ancora: “deve compilare il modulo F24, andare all’Agenzia e risolvere la questione”

io: “ah, è possibile prendere un appuntamento ?”

“certo. Che ufficio preferisce ?”

Mi ero informato prima, quindi rispondo: “Torrino”.

Perfetto, appuntamento preso il 10 ottobre, ore 9.45 alla sede della Agenzia di via Canton.

Permesso a lavoro. E vabbè…

vado a via Canton, presento il numero della prenotazione e mi ricevono subito. Mi riceve un tizio che già si presenta come se mi stesse facendo un favore, come se fosse lui che deve dare dei soldi a me, come se il suo stipendio non fossi proprio io e tutti gli altri coglioni come me a pagarglielo, e sbuffando mi chiede

“che è ?”

Io sono al mio esordio assoluto in queste situazioni, quindi mi siedo, poggio sulla scrivania tutti i fogli e i documenti che mi sono portato appresso (compreso il certificato di residenza) e cerco di spiegare la situazione. Lui ascolta un attimo e poi chiede:

“embè io che te posso fa ?”

Al che, ancora calmo nonostante tutto, rispondo qualcosa come: “mah, guardi, non lo so, quando ho prenotato mi hanno spiegato che dovevo compilare questo modulo F24 e poi…”

Mi interrompe col suo solito fare svogliato del cazzo:

“qui c’è scritto ufficio 1”.

C’è scritto che il contratto di locazione è registrato all’ufficio 1 dell’Agenzia delle Entrate, sito in via Ippolito Nievo 48/50 tra Trastevere e Porta Portese, e che quindi, secondo lui, dovevo andare lì.
Insisto sul fatto che il servizio telefonico dell’Agenzia delle Entrate (che a questo punto sospetto fosse in realtà un call center di falli di gomma) mi diceva di questo modulo e che…

Il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, cioè sempre lui quel tizio con cui sto parlando, evidentemente ha difficoltà nell’esprimersi e/o scarsa conoscenza del suo lavoro perchè fa venire un interprete.

L’interprete sarebbe immagino un suo collega, che mi spiega:

“devi andare all’ufficio 1, dove è stato registrato il contratto, e parlare con loro. Devi pagare una multa di 75 euro con il modulo RLI. Portati documenti che attestano che le cose stanno così”.

Insomma: giornata buttata, era inutile venire qui, vorrei sapere perchè i soldi che io guadagno lavorando sono andati ad un call center di falli di gomma.

Ma va bene, paga il contribuente…
…che poi sarei pure io, ma andiamo avanti.

Andiamo a casa, prendiamo un nuovo appuntamento per metà novembre, ci buttiamo su internet sul sito dell’Agenzia delle Entrate e a fatica, dopo un’ora, riusciamo a trovare la sezione giusta in un labirinto di menu, voci incomprensibili, termini tecnici, cavilli, ballerine e orsi polari. Accediamo al modulo RLI, segnalatoci dall’ufficio del Torrino, compiliamo il modulo e paghiamo i 75 euro.
Quindi abbiamo il nuovo appuntamento, dove ci hanno indirizzato quelli del Torrino, e il pagamento dei 75 euro certificato sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Dovevamo guardare bene se sotto la scritta “Agenzia delle Entrate” ci fosse scato in caratteri microscopici: “falli di gomma” ?
Forse si.

Passa qualche giorno e arriva una raccomandata.

Permesso sul lavoro (e so’ due), vado alle cazzo di poste e ritiro la raccomandata. Non indovinerete mai di chi è.

Questa volta non chiedono se per caso ho dimenticato di dichiarare l’affitto; questa volta mi chiedono di riffa e di raffa 3000 euro, cioè le tasse per l’affitto dell’anno 2012.

Eh già, 2012. Ricordate, la prima lettera era del 2013, pagata la multa di 75 euro…

Penso: abbiamo l’appuntamento tra poco, risolveremo lì, speriamo.
Mio padre, che è al mondo da più di me e che queste cose le ha già vissute, esprime il suo dubbio circa la mia speranza.
Io ancora stavo a fantasticare sull’esistenza di una fine alla follia umana.

Secondo appuntamento, 14 novembre 2017 ore 11.45 in via fottuto Ippolito Nievo.

Presentiamo il tutto alla reception, o come si chiama, la signora ci dice:

“allora per questo provate la fila C, per quest altro non lo so provate la R”.
Due biglietti per due code distinte. Ok. L’unico gentile è il ragazzo della sicurezza (che in realtà credo fosse proprio Polizia ma comunque, quello) che ci spiega dove stanno le varie file visto che capisce che in quella bolgia dantesca chi non è pratico possa sentirsi spaesato.

Aspettiamo meno di cinque minuti, tocca a noi.

Stavolta c’è una ragazza sulla quarantina (non lo so, certo in vena di complimenti per lei, adesso, non credo di essere) che inizialmente sembra gentile e ci dice subito:

“indovino: mancata cessazione del contratto di locazione ?”.

Sorrido, penso “finalmente risolviamo”. Non avevo capito che in realtà mi stesse dicendo:

“ecco un altro coglione al quale dobbiamo far scoppiare la testa prima che si accorga che non avrà il tempo di pagare perchè poi arriverà l’aggravio che precederà la sanzione che alla fine lo porterà a darci la sua fottuta casa e pure il cane, povero pezzente di un cittadino italiano !”

Le diciamo: “abbiamo pagato con l’RLI e poi abbiamo anche quest altra lettera” insomma rispieghiamo la solfa che voi sapete già. Ma ci stoppa: “vedo che avete pagato sul sito, ma non capisco come sia possibile, avrebbe dovuto bloccarla !”.

“Eh…quindi ?”, che significherebbe “e che cazzo vuoi da me il sito è il VOSTRO !”

Lei: “quindi io non posso farci niente”

“Ma neanche se abbiamo qui il certificato di residenza…”, proviamo a capire che cosa dobbiamo quindi fare…

“no no quello io no…”

“…il mio conto corrente…”

“no no, io il conto corrente neanche posso guardarlo”. Il conto corrente non può neanche guardarlo. Meglio, non vorrei che dagli occhi le uscisse un raggio laser che me lo azzera, il conto.

Quindi, famme capì, il pagamento di 75 euro fatto sul sito dell’Agenzia delle Entrate, che dovrebbe risolvere il problema dell’anno 2012, non vale.

E questi 3 mila euro del 2013 ?

“questo lo dovete mandare a Pescara…”

Pescara ???

Si, perchè l’intestazione della seconda raccomandata (se vi siete persi figuratevi, mi sono perso anche io) era:

“Agenzia delle Entrate – centro operativo di pescara”, seguito dalla solita solfa tecnica “in nome del popolo sovrano articolo 4 comma 3e 2 cinque, me devi da’ 3 bombe se no te mando Puccio che te da’ foco a ‘a machina”.

Cioè io devo mandare a Pescara la documentazione e sperare che per loro va bene così, modulo RLI incredibilmente accettato dal sito dell’Agenzia delle Entrate compreso, e che si possa farla finita.

Nel frattempo c’è la scadenza per fare ricorso e quei 3 mila euro (due stipendi, facile facile) se li prendono con le buone o con le cattive, letteralmente, così come si sono presi con enorme tempestività quei famosi 75 euro che incredibilmente ma guarda non so proprio come è stato possibile il sito dell’Agenzia delle Entrare non ve l’ha bloccata… quelli se li sono presi, li stramortacci vostra, e scusatemi ma ho fatto la radice tredicesima delle bestemmie che mi ribollono in pancia; se li sono presi al massimo due giorni dopo che li avevamo pagati, sul sito dell’Agenzia delle Entrate…

Ma bisogna stare calmi.

E con calma, e freddezza, nonostante in questo momento non ho idea di come andrà a finire questa assurda, quotidiana odissea, concludo che:

fanno bene tutti quelli che affittano a nero. Fanno bene tutti quelli che c’hanno un amico che con un clik gli cancella tutta questa enorme rottura di cazzo e gli risparmia di dover dare allo Stato 3 mila euro che NON GLI SPETTANO.

Non gli spettano perchè lo Stato sa tutto di me: sa che sono un coglione onesto e sa perfettamente che non ricevo un affitto, come stiamo in tutti i modi cercando di fargli capire. Sa tutto di me perchè i soldi che mi guadagno lavorando sono lì nero su bianco, e sono pronto a mostrarglielo con i loro occhi. Non ho segreti, non ho soldi in paradisi fiscali, non fingo di non avere neanche un tubo catodico per non pagare il canone Rai, maledizione. Tutto questo lo Stato lo sa.
La mia residenza lo Stato la conosce bene perchè sta sui documenti del Comune, pubblici.
Ma con quale celerità si muove, lo Stato, quando scopre che gli devi mille lire. Ben diversa è la volontà di andare in fondo alle questioni quando c’è il rischio che un povero cristo si tenga i soldi che si è guadagnato con il proprio lavoro.

Quando lo Stato si comporta così, legittima chi fa le cose a nero, chi fa impicci, chi sfrutta le raccomandazioni, chi ruba.
Ci sono i momenti in cui difendi lo Stato. E ce ne sono altri, che fanno più rabbia, in cui sei tu a doverti difendere dallo Stato, e questo non va bene.

Questo, farà vincere quelli che continuano a ripetere che

“fa tutto schifo”

 

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