In questo articolo voglio ricostruire la paradossale storia del progetto dello Stadio della Roma, del quale tutti parlano ma spesso senza cognizione di causa. La mia ricerca è stata accurata e per questo vi consiglio, se siete interessati, di partire con un po’ di pazienza e leggere le due delibere (giunta Marino e giunta Raggi), che in questo articolo ho cercato di analizzare e commentare.

GIA’ LO SO, che molti non lo faranno. E’ un diritto sacrosanto, quello di ignorare l’argomento. Solo che chi decide di farlo, poi dovrebbe avere la decenza di tacere.

deliberazione giunta Marino

deliberazione giunta Raggi

 

Ad oggi, novembre 2017, il progetto dello Stadio della Roma è ancora in attesa di ricevere le ultime autorizzazioni per procedere. La scorsa primavera la giunta capitolina che fa capo al sindaco Virginia Raggi, ha deliberato l’interesse pubblico per il progetto dello Stadio della Roma, accompagnando l’annuncio con toni trionfalistici e, prassi usuale del partito che rappresenta, si è presa tutta una serie di meriti che di questa giunta ma di quella precedente e tacendo invece del ridimensionamento dei lavori pubblici che sarebbero stati garantiti dalla delibera della giunta Marino.

Il motivo per cui oggi ancora il progetto non può essere portato avanti, è che è stata rilevata l’insufficienza delle infrastrutture stradali necessarie per costruire l’impianto e le strutture ad esso legate. In poche parole: fatto così, si rischia di congestionare ulteriormente il traffico nel settore della città interessato dal progetto. Il principale oggetto di discussione è infatti il “Ponte di Traiano”, struttura per la quale, ad oggi, non ci sono le coperture finanziarie. Strano, visto che inizialmente lo dovevano pagare le società private interessate alla costruzione dello stadio.

Ma andiamo con ordine.
L’iter di questa opera comincia il 26 marzo 2014 quando il presidente della Roma James Pallotta, grazie alla legge di stabilità 147 del 2013 (all’interno dalla quale c’è la cosidetta “legge stadi”) presenta ufficialmente il progetto dello Stadio, affidato alla società immobiliare Eurnova, di Luca Parnasi.

Il progetto prevede un totale di investimenti, completamente a carico dei proponenti (dei privati che costruiscono lo stadio), di 1,656 miliardi di euro.

Sintetizzando tutti i complicati passaggi burocratici, cerchiamo di andare al succo della questione ed ecco quindi l’analisi della delibera per l’interesse pubblico della giunta Marino.

Il documento di delibera della giunta Marino si divide in diverse parti:

  • La proposta presentata dai costruttori
  • I commenti della giunta
  • I controcommenti dei costruttori
  • La delibera finale

La delibera Marino decide per la concessione della pubblica utilità stabilendo che la potenzialità edificatoria massima è di 354.000 metri quadri (49.000 stadio, 305.000 buisness park)

  • Prolungamento linea B della metro, da Magliana a Tor di Valle, al costo di 50,5 milioni. Potenziale di passeggeri 19.200 a cui si aggiungono i 14.400 della Roma Lido (tot 33.600)
  • Nuovo ponte pedonale di collegamento tra la stazione Magliana e lo stadio. Costo 7,5 milioni, potenziale 7.200 passeggeri
  • Prolungamento della metro B fino a Tor di Valle (quindi passando per Decima e Torrino) arrivando a garantire 16 treni l’ora (30.000 passeggeri) durante i grandi eventi
  • Collegamento ciclo-pedonale tra lo stadio e la stazione Magliana
  • Rete stradale di progetto (132,3 milioni) di cui fanno parte: svincolo e ponte tra Roma-Fiumicino e Ostiense (93,7 milioni), adeguamento via Ostiense fino al GRA (38,6 milioni) (è il punto più importante per chiunque sappia cosa significa il cavalcavia dello Sheraton, il cui traffico sarebbe sostanzialmente dimezzato)

E veniamo ora alla “sostenibilità ambientale” con le seguenti opere:

  • Adeguamento geometrico e strutturale lungo il fosso di Vallerano (contenimento della piena di riferimento da parte degli argini, riqualificazione aree degradate e compatibilità con vincoli paesaggistici). Inoltre aggiunge il testo che “tutti gli elementi che emergeranno dagli studi di impatto ambientale, di Vas, costituiranno oggetto di integrazione e modifica al progetto”.

La giunta Marino aggiunge anche un ulteriore onere per i costruttori, stabilendo che “una quota del contributo riguardante il costo di costruzione è opportuno sia finalizzata alla realizzazione del Parco Fluviale nelle aree che circondano l’ambito dello stadio e graficizzato nella proposta del proponente ma esterno al perimetro dell’intervento ed alla realizzazione dell’adeguamento del sottopasso ferroviario di Via Luigi Dasti, qualora lo stesso non sia compreso tra gli interventi previsti per la realizzazione dello svincolo con la Roma-Fiumicino”. Stiamo parlando quindi di opere che devono essere pagate dai privati costruttori anche se queste si trovano all’esterno dell’area del progetto. Per chi non avesse presente il sottopasso di via Dasti: si tratta del famigerato “ponticello” della Magliana, quello che collega via della Magliana alla zona nota come “Parco de’ Medici” e che congestiona tutto il traffico in ingresso o in uscita dalla zona. Ecco, quel ponticello, se fosse andata avanti la delibera Marino, sarebbe stato modernizzato e finalmente ampliato interamente con soldi privati.

Aggiunge la delibera a questo punto specifico che “l’eventuale parte residua di tale contributo potrà essere utilizzata, in tutto o in parte, per far fronte agli eventuali maggiori costi delle opere pubbliche di interesse generale se accertati e valutati dall’amministrazione in sede di progettazione definitiva e prima della stipula della convenzione, ovvero per la realizzazione della seguente ulteriore opera pubblica: realizzazione di due attracchi per imbarcazioni fluviali in servizio pubblico, uno a servizio del Parco e uno a servizio dello stadio”.

Insomma la giunta Marino oltre ad imporre ad un gruppo privato di eseguire opere che esulano (anche dal punto di vista geografico) dallo scopo del lavoro, stabilisce anche che gli eventuali “risparmi” per tali opere debbano essere di nuovo investiti in ulteriori opere di appoggio.

Chiunque abbia un minimo di conoscenza del mondo indutriale-imprenditoriale e delle grandi opere ingegneristiche, si rende conto che queste condizioni, imposte dalla giunta Marino, sono assolutamente senza precedenti.

Questi gli elementi strutturali della delibera, che però aggiunge ulteriori osservazioni:

  • Prevedere all’interno dello studio geologico l’impatto che i grandi volumi edificati hanno sull’assetto idrogeologico (in realtà questo è un punto puramente politico: uno studio di fattibilità comprende, e anzi prende il via, da tali rifliesisoni)
  • confermare tra le opere di mitigazione ambientale, la barriera verde di mitigazione percettiva ed olfattiva, a confine con l’impianto di depurazione pre-esistente, opera di interesse dei cittadini di Torrino e Decima. (Di nuovo, siamo al di fuori dello scopo del lavoro di chi paga)

In conclusione, la giunta concede il pubblico interesse ma impone le “seguenti necessarie condizioni”:

opere di interesse generale (195,25 milioni) che devono essere realizzate a carico del proponente senza alcun onere per Roma Capitale. Di queste fanno parte:

  • le opere sul trasporto su ferro (50,45 milioni)
  • adeguamento stazione ATAC e collegamento ciclo-pedonale (7,5 milioni)
  • adeguamento via Ostiense / via del mare fino al GRA e messa in sicurezza nodo Marconi (38,6 milioni)
  • ponte sul tevere e svincolo sulla Roma-Fiumicino per collegare con Ostiense (93,7 milioni)
  • messa in sicurezz idrogeologica del fosso di Vallerano e consolidamento argini (5 milioni)
  • “ladscape plan” per 34 ettari di parco, munito di impianto di videosorveglianza di ultima generazione (CCTV)
  • Adeguamento e sottopasso ferroviario in via Luigi Dasti

La delibera aggiunge questo passo fondamentale: “Il proponente dovrà assicurare la contestualità, nei limiti di cui sopra, della realizzazione delle opere pubbliche riguardanti l’impianto sportivo, per assicurarne la funzionalità già al momento della prima utilizzazione pubblica”.

Di più: “Le opere di cui al presente punto (..)  costituiscono un’obbligazione a carico del proponente da qualificarsi come “obbligazione di fare”, e da realizzarsi dunque anche se il loro costo risultasse maggiore di quello determinato con la suddetta progettazione definitiva. Viceversa minori costi determinati in sede di Conferenza di Servizi decisoria, anche se a seguito di apporti esterni alla realizzazione delle opere,

comporteranno l’integrazione di opere indicate in sede di Conferenza di Servizi decisoria e ritenute di interesse generale o in alternativa in minore S.U.L. discendente dalla variante ovvero il versamento all’Amministrazione Capitolina della somma equivalente”.

(Da notare che il termine “ovvero”, in questi ambiti, ha valore disgiuntivo, cioè è sinonimo di “oppure”)

Se ancora non fosse chiaro, un ulteriore articolo precisa che “il mancato rispetto delle su esposte condizioni necessarie, anche solo di una, comporterà decadenza ex tunc del pubblico interesse qui dichiarato (..) ”.

In altre parole le opere pubbliche non solo devono essere realizzate PRIMA dell’apertura al pubblico dello stadio, ma il proponente deve pagare anche per eventuali maggioranze nel costo finale e, se invece questo si rivela inferiore alle previsioni, tale disavanzo dovrà di nuovo essere attribuito dalla conferenza dei servizi, quindi assegnato ad ulteriori opere OPPURE versato al comune.

Per quello che riguarda l’ecosostenibilità tanto sbandierata dai soliti ecologisti della domenica, la delibera Marino stabilisce che “è obbligatoria l’adozione di materiali da costruzione ecocompatibili e di tecnologie, le più avanzate messe a disposizione dalla ricerca scientifica, per l’ottenimento del massimo dell’efficienza e risparmio energetico, con il ricorso alle fonti rinnovabili e agli apparati tecnologici di ultima generazione”.

Questo è quanto stabilito dalla delibera della giunta Marino nel 2014.

Ma al sindaco, accusato ingiustamente (ingiustamente perché la sentenza poi è arrivata e lo ha prontamente scagionato), succede la disastrosa compagine del Movimento 5 Stelle rappresentata da un avvocato che nel curriculum vanta anche l’esperienza lavorativa nello studio di Cesare Previti, tale Virginia Raggi.

Accompagnata dalla solita fanfara e dalle sparate inutili che caratterizzano il suo partito, la Raggi mantiene la tradizione italiana per cui non esiste alcuna continuità istutuzionale, perché quello che conta non è il bene comune, ma il proprio tornaconto elettorale perciò ogni cosa che ha fatto la precedente amministrazione, se di colore politico diverso, debba essere a priori smantellato.

In questa nuova delibera, come potete vedere voi stessi, troviamo innanzitutto la riproposizione delle conclusioni della giunta Marino che abbiamo appena analizzato.

Ecco che poi arriva il motivo per cui secondo la giunta Raggi la delibera Marino doveva essere bloccata. I motivi sono due:

  • Vincolo idrogeologico introdotto dall’Autorità del Bacino del Fiume Tevere n.32 dell’8 giugno 2015
  • Vincolo architettonico con procedimento di interesse culturale.

Secondo la giunta Raggi quindi, visti questi “nuovi” elementi, era necessario rivedere l’intero progetto. Cito: “Preso atto che le suddette sopravvenute condizioni hanno cambiato il contesto urbanistico infrastrutturale di riferimento rispetto a quello che ha dato luogo alla dichiarazione di pubblico interesse di cui alla deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 132/2014”.

In seguito quindi a questi “nuovi vincoli” (poi ci torniamo, su entrambi) arrivano le modifiche al progetto:

  • diminuzione sostanziale dell’edificazione privata a destinazione direzionale e commerciale. Citando la delibera “la scelta è mirata alla riduzione dell’impatto antropico nell’area” (ndr antropico = “relativo alla distribuzione e all’attività degli uomini”, ma se dici “antropico” può sembrare che tu stia dicendo una cosa importante. Non si capirebbe che stai sparando l’ennesima cazzata. Come se non fosse una cazzata dire che vuoi limitare le attività umane in una zona che viene costruita per accoglierne decine e decine di migliaia, di umani).
  • Eliminazione delle torri e riduzione del 50% del business park
  • Servizio minimo di 20.000 passeggeri sulla Roma-Lido a cui si aggiungono 7.500 passeggeri sulla linea FL1 durante gli eventi. Con Marino erano 16 treni l’ora (30.000 passeggeri) durante i grandi eventi.
  • Unificazione via Ostiense / via del mare (presente anche prima)
  • Superamento condizioni di rischio idrogeologico al fosso di Vallerano (c’era anche prima)
  • “Edificazione sostenibile di basso impatto ambientale con elevati standard energetici attraverso l’adozione di materiali e tecnologie d’avanguardia”. Si tratta di una esilarante (se la situazione non fosse drammatica) parafrasi della stessa, identica cosa, scritta dalla delibera Marino, che ripeto perché ne vale la pena: “è obbligatoria l’adozione di materiali da costruzione ecocompatibili e di tecnologie, le più avanzate messe a disposizione dalla ricerca scientifica, per l’ottenimento del massimo dell’efficienza e risparmio energetico, con il ricorso alle fonti rinnovabili e agli apparati tecnologici di ultima generazione”. Anzi, per essere precisi, la giunta Raggi di fonti rinnovabili, tanto care a quelli che parlano di energia senza sapere un cazzo, non ne parla proprio.

FINE.

Fine nel senso che è finita la delibera Raggi. Non ci credete ? Vi rimando al link ad inizio articolo, così se dico bugie mi potete contraddire.

Abbiamo sentito tutto ed il contrario di tutto su questo argomento. Per la precisione: che “c’è un rischio idrogeologico” quindi a tor di valle lo stadio non può essere fatto; che è un ecomostro; che è un favore ai palazzinari; che non c’è un interesse per i cittadini nel progetto dello stadio. Insomma, la solita solfa pentastellata valida per ogni argomento. Abbiamo sentito proclami, comizi, grida e illazioni. Abbiamo sentito di tutto.

Naturalmente di tutte queste balle non c’è traccia nel documento, figuriamoci, è anche naturale: sparare accuse e fandonie è facile sui social network; più complesso è riproporre queste balle nelle sedi istituzionali dove si rischiano anche pesanti conseguenze nel gettare fango e presunte ombre su altre persone o istituzioni. Per esempio: dove sta scritto che il progetto approvato da Marino era un regalo ai palazzinari ? Tutte le accuse che i grillini sono soliti sparare sul web sembrano scomparire quando si va nel concreto, esattamente come tutti quelli che sbraitavano chiedendo le dimissioni di Marino per il “caso degli scontrini” non hanno proferito verbo quando questi è stato assolto dalla giustizia.

Da tutta la fuffa che avevo sentito mi sarei aspettato, sulla delibera Raggi o in un qualsiasi documento ufficiale, pesanti accuse nei confronti della giunta precedente e invece niente. Magari un accenno ai motivi che hanno spinto i grillini ad insinuare che il progetto era un regalo ai palazzinari. No; quando si va nero su bianco, silenzio.

Tredici pagine tredici (tre delle quali sono la riproposizione dei punti nodali della delibera Marino) in cui in maniera superficiale si parla di un ridimensionamento del progetto adducendo come motivazione il rischio idrogeologico (che già c’era prima ed era stato affrontato nello studio di fattibilità) ed un assurdo, infantile, ridicolo, vergognoso “vincolo architettonico” a protezione di una autentica discarica di merda a cielo aperto qual è l’ex ippodromo di Tor di Valle e tutta l’area adiacente.

Mancano le cifre, c’è qualche percentuale buttata lì a caso ma niente di concreto, tanto che qualcuno solleva il dubbio che una delibera così abbozzata possa subire degli intoppi nel successivo, sempre copmlesso, iter burocratico, quando si tratterà di mettere qualche zero. (Ed è esattamente quello che sta succedendo oggi, novembre 2017)

Naturlamente una cifra appare quando si parla di ridimensionamento del business park (50%), omettendo che questo dimezzamento delle cosidette “opere di compensazione” determina un dimezzamento anche delle opere pubbliche. Queste inoltre, che nella delibera Marino comprendevano anche opere di nuova fattura, ora sono semplicemente aggiustamenti di opere già esistenti. Nessun ponte, nessuna modifica nella linea della metro B, nessun sottopasso su via Dasti.

E’ una vergogna, la città di Roma subisce un danno incalcolabile per tutto il lavoro che è stato buttato via in nome dei soliti slogan vuoti di contenuto e spariti in quella che doveva essere la sede apposita. Non facebook, non stronzate: una delibera ufficiale del comune di Roma.

Le possibilità che la città butta al vento grazie alla giunta Raggi non le avremo indietro mai più, così come nella storia nessun ente statale aveva mai spuntato condizioni così favorevoli ad una grossa cordata di investitori e costruttori come ha fatto la giunta Marino con il progetto dello stadio.

Gli elementi che obbligano la giunta Raggi a rivedere tutto il progetto sono, lo abbiamo visto, un “nuovo” vincolo ambientale ed un vincolo architettonico.

Del secondo non parlo neanche. Invito chi non conosce l’argomento a farsi un giro nel vecchio ippodromo di Tor di Valle o, se è troppo pigro per farlo, sfogliare qualche foto che si trova con facilità nel web.

E allora parliamone di questo “nuovo” rischio idrogeologico.

Il decreto in questione (32/2015 dell’Autorità di Bacino del Fiume Tevere) indica che varie tavole idrogeologiche sono state aggiornate. Non c’è niente di nuovo, né un pericolo idrogeologico che prima non c’era. Come è prassi, gli enti che controllano il territorio e che studiano le caratteristiche geologiche del terreno che calpestiamo, aggiornano i propri studi e le proprie conoscenze in maniera che una qualsiasi società che voglia edificare qualcosa, abbia un riferimento scientifico su cui basare i suoi studi di fattibilità.

Purtroppo non posso allegare lo studio di fattibilità del progetto stadio perché sono più di 500 megabyte. Ma vi indico il link così se volete potete guardarlo con i vostri occhi cosa sia uno studio di fattibilità per un’opera di ingegneria civile del valore di circa un miliardo e mezzo di euro.

Faccio notare che una qualsiasi società che decida di investire in un progetto è la prima interessata alla fattibilità di tale opera. Ve lo immaginate un imprenditore che spende soldi per costruire qualcosa e prima di farlo non si assicuri che sia “fattibile” ? O investitori che spendono un miliardo e mezzo per realizzare un moderno comprensorio sportivo-commerciale (peraltro “sprecando” una buona fetta di quella cifra per realizzare opere pubbliche) per vederlo crollare come un castello di sabbia alla prima piena del fiume vicino al quale è costruito

E qualcuno mi deve spiegare, anzi dovrebbe spiegarlo a tutti i cittadini, dove sta l’ecomostro ? Dove sta scritto che prima era un ecomostro e adesso invece un verde giardino ? Perché non ci sono più le torri ? Perché le torri erano fatte di cemento ? In tutte le città e nei paesi civili il grattacielo è un concetto “ecologista” per definizione: limita la cementificazione e sfrutta materiali moderni e quindi meno inquinanti. Ma voi davvero credete alle balle che Raggi e compagnia hanno sparato, anche di fronte all’evidenza che di tutte queste chiacchiere non c’è traccia nella delibera ?

 

 

Conclusioni

Con la delibera Marino lo stadio della Roma avrebbe garantito alla città interventi strutturali sulla viabilità di un intero settore completamente a carico del proponente e tali opere vincolavano l’apertura dello Stadio.

Con la giunta Raggi tali opere sono dimezzate: l’unica cifra presente sulla delibera è quel “50% in meno di business park”, le cosidette opere di compensazione. Compensazione di cosa ? Delle opere pubbliche, naturalmente.

Spariscono la metà delle opere della prima delibera e non c’è traccia neanche di quei vincoli che imponevano ai costruttori di reinvestire gli eventuali risparmi e di contribuire di tasca propria, al contrario, di eventuali rincari.

Lo ripeto perché anche questo è un punto a mio avviso vergognoso: è sparito ogni vincolo che obbligava il proponente a completare le opere pubbliche PRIMA dell’apertura dello stadio. E questo non è un favore ai costruttori ? O come piace tanto chiamarli quando fa comodo ai fanfaroni, ai palazzinari ?

Con la giunta Marino il proponente avrebbe dovuto costruire un ponte che dalla Roma-Fiumicino arriva fino alla zona di Tor di Valle. In questo momento, per chi non lo sapesse, l’unico modo per attraversare il tevere dal settore sud-occidentale di Roma (quindi magliana, portuense eccetera) è il famigerato “cavalcavia della magliana”, sul quale quotidianamente si accalca l’intero traffico verso la città.

Da Ostia devi andare sulla Colombo e poi a San Giovanni ? Devi fare il cavalcavia della magliana. Da magliana devi andare all’Eur ? Devi fare il cavalcavia. Basti pensare che il ponte successivo per attraversare il Tevere è ponte Marconi. Quello precedente è il ponte del GRA.

Addirittura l’ex assessore Berdini aveva avuto il coraggio di dire che il ponte non serve: c’è quello dei Congressi. Il ponte dei congressi è un ponte che dovrà essere costruito, a carico dello Stato, non si sa quando. Secondo Berdini questo ponte, ancora inesistente, bastava. Si è dimesso, purtroppo…

Con la giunta Raggi niente ponte, si fanno davvero contenti i costruttori (che hanno oneri e rischi minori di prima), e si fa cointenta la società AS Roma ed i suoi tifosi, cioè gli elettori.

E’ una vergogna, e quelli che alla bocciatura del progetto precedente si erano indignati ed avevano attaccato la giunta Raggi e che adesso invece stanno zitti perché tanto l’unica cosa che conta è che la Roma abbia il suo stadio e possa spendere più soldi per comprare giocatori, mi facessero il favore la prossima volta che succedono cose come questa: stiano zitti, che facciamo tutti più bella figura.

Avete dimostrato a tutti che in questo Paese l’unica cosa che non vi possono toccare è il calcio. Del resto ne fate una battaglia farlocca solo quando vi conviene, altrimenti ve ne sbattete i coglioni.

E adesso, poiché è impossibile tornare indietro (anche per la Raggi, visti i soldi che ci sono in ballo), bisogna trovare una soluzione per pagare le infrastrutture cancellate dalla delibera Raggi. E lo sapete no, dove troveremo questi soldi ? Non più nei privati, naturalmente: loro sono contentissimi di questa nuova delibera. No, i soldi del ponte e delle altre infrastrutture necessarie, come sempre, le paga Pantalone.

E direi che adesso avete indicazioni sufficienti per sapere a chi dire grazie per tutto questo.

 

 

 

 

 

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