Mi sono imbattuto in un articolo del Caracas Chronicles che parla di populismo, da una nazione che si ritrova dopo vent’anni di politiche di questo tipo, letteralmente alla canna del gas. Non lo commento, non serve: parla da solo, e parla la storia recente del Venezuela e purtroppo la possibile storia futura del nostro Paese. Le domande che si pone l’autore meriterebbero qualche risposta, soprattutto da quelli che oggi, con superficialità e pericolosa miopia, non vogliono vedere dove potrebbero portarci queste politiche da adolescenti frustrati.

Questo è il link dell’articolo originale. In seguito riporto lo stesso articolo da me tradotto con l’aiuto di google translator e, soprattutto per il primo paragrafo, da un amico di lingua spagnola.

Di tutte le parole storpiate da Hugo Chavez durante le sue innumerevoli ore in TV, quella che mi ha sempre fatto sorridere è popolo. La gente. (nelle successive tre righe c’è un gioco di parole per me intraducibile sul fatto che Chavez pronunciava la parola “pueblo” come se fosse “pooeblo”, nda). Non era più Hugo Chavez, lui era popolo.

Ad oggi, è la parola che definisce Chavez meglio di ogni altra. Perchè se aggiungi “ismo” a “popolo” ottieni…populismo.

Dopo 20 anni di chavismo, noi venezuelani abbiamo imparato qualcosa sulle ragioni che ci hanno portato qui ? A giudicare dai sondaggi e dai risultati delle ultime elezioni totalmente contestati dalle opposizioni, la maggior parte di noi ha imparato a non votare per alcuni politici e partiti specifici. Non vedo come un qualsiasi membro della cricca governativa possa vincere ad un’elezione presidenziale minimamente regolare.

Ma imparare – interiorizzare davvero le lezioni di questi anni – significa più che sapere quale partito rifiutare. Evitare in futuro gli errori del passato richiede la comprensione di entrambe le forze profonde e superficiali che hanno portato a 20 anni di dolore. E, mia opinione, il populismo dovrebbe essere in cima alla lista dei colpevoli.

In Venezuela abbiamo capito dal populismo cosa sia davvero il clientelismo: “comprare” il supporto tramite politiche dissolute e regalìe; pagare per i voti, regalando lavatrici, cibo e perfino case in cambio di supporto politico. Ma mentre i chavisti – e più di qualcuno nell’opposizione – sono impegnati regolarmente nel clientelismo, il populismo è qualcosa di diverso e a volte correlato.

Per questo articolo, utilizzo la definizione di Mudde e Rovira: il populismo comporta l’inquadramento della politica come “noi contro loro” dove “noi” indica la gente – la gente pura, sai, il popolo – e “loro” sono le elite corrotte. Quindi il populismo comprende l’attrazione e l’adulazione della gente e l’attacco contro l’establishment e le elite. L’obiettivo dichiarato del populista, la sua promessa, è che tramite lui la politica sarà espressione del volere popolare.

Vedi, non più Chavez, ma il popolo.

Il populismo è tanto potente quanto superficiale. Si nutre di paura, risentimento, disincanto, rabbia, disappunto e xenofobia, e soffia sulle vele di pericolosi movimenti politici sia di sinistra che di destra. I “loro” possono essere tutti quelli che ricoprono una certa posizione in un dato momento: oligarchi, l’establishment, gli immigrati, le elite, bianchi neri o latini, proprietari terrieri, esponenti della destra o della sinistra, imprese e sindacati, ebrei o musulmani e così via.

Il populismo si può anche adattare ad ogni nemico reale o percepito ed a sua volta può essere utilizzato da chiunque. Ci sono populisti di destra e di sinistra che differiscono solo – e non sempre – per il nemico che scelgono. Ha funzionato – o funziona – per Hugo Chavez, Viktor Orbán, Andrés Manuel López Obrador, Beppe Grillo, Marine Le Pen, Evo Morales, Alberto Fujimori, Rafael Lacava, Donald Trump e si, Jair Bolsonaro. Il populismo si adatta a marxisti e fascisti allo stesso modo.

Sull’implosione del Venezuela non mancano le opinioni su cosa diavolo sia successo. E’ stato il socialismo o la corruzione incontrollata ai massimi livelli governativi ? Sono sicuro che entrambe le cose abbiano una considerevole porzione di colpa, ma credo che quello che alla fine ha portato Hugo Chavez dal fondo dei sondaggi fino a Miraflores (Palazzo di Miraflores, sede del Governo del Venezuela, nda) non è stato un improvviso appetito degli elettori per le politiche socialiste – già presentate per decenni – ma piuttosto il suo marchio populista carismatico e catartico, cucito su misura per i venezuelani della fine degli anni ’90, che ne avevano abbastanza.

Che lui fosse un marxista ed un corrotto è vero, ma è secondario. Chavez era prima di tutto un populista da manuale. Era il populismo che sovrastava il marxismo e la corruzione per trasformarli in un bulldozer dal berretto rosso.

Vincere da populista era solo l’inizio; Chavez ha governato (il termine usato è ruled, nda) da populista, come Nicolas Maduro dopo di lui. Il modello populista non si accontenta di vincere le elezioni. Una volta al potere, attacca le istituzioni riducendo il loro potere. Dal loro punto di vista (dei populisti, nda) ha perfettamente senso: come puoi combattere i nemici del popolo senza smantellare i controlli e gli equilibri che lo proteggono ?

I populisti diranno che le istituzioni e lo stato di diritto sono un ostacolo alla risoluzione dei problemi e alla sconfitta del nemico; sono stupidi, ingiusti o troppo severi. A volte saranno d’accordo, una data legge ha un senso. Ma di sicuro dovrebbero esserci delle eccezioni per affrontare le emergenze, giusto? La Banca Centrale ha tutti quei soldi lasciati lì a far niente. Un miliardo, un millardito, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per costruire case per i poveri. Certo, la separazione dei poteri ha senso, ma cosa succede se il paese è sotto attacco? La gente non dovrebbe essere arrestata senza un mandato, ma questi non sono veramente politici, sono terroristi! E naturalmente, non uccidere (inteso come comandamento, scritto “thou shalt not kill”, nda). Ma questi criminali non sono davvero persone, sono animali, giusto?

Quando i populisti perseguono le istituzioni e lo stato di diritto, perseguono gli accordi messi in atto per proteggerci dagli altri e, cosa più importante, proteggerci dal potere. Un paio di populisti hanno posto fine allo stato di diritto in Venezuela, e ora siamo completamente vulnerabili al potere. E di solito non si fermano qui.

In alcuni casi, la loro sfida contro le convenzioni includerà ostinatamente l’opinione di esperti e senso comune. È il tipo di approccio che porta ad economie distrutte da spese eccessive, politiche commerciali protezionistiche ed ogni tipo di controllo economico. La perenne sfida del passato porta i populisti a combattere contro tutto e tutto ciò – partiti, istituzioni, politiche – che non fa parte della loro stessa creazione. È inevitabile che il disprezzo delle regole e la loro costante erosione aprano anche la porta alla corruzione all’ingrosso.

La storia è piena di governanti marxisti e corrotti che hanno danneggiato i loro paesi, ma pochi nella misura in cui il chavismo lo ha fatto in Venezuela. In Malesia, il primo ministro ha trasferito 700 milioni di dollari direttamente dal fondo di sviluppo del paese sul proprio conto in banca. Vladimir Putin ed i suoi amici miliardari probabilmente considerano i funzionari venezuelani come nuovi ricchi pignoli. Perfino in Grecia un partito infuso di marxismo è riuscito ad evitare l’armageddon economico. Né la Malesia, né la Russia, né la Grecia stanno andando male quanto il Venezuela.

Se Chávez fosse stato solo marxista e corrotto, sono sicuro che oggi il Venezuela si troverebbe in una condizione molto diversa. Senza dubbio gli anni di Chávez sarebbero stati anni persi, ma non così distruttivi come sono stati in realtà. Invece, abbiamo ottenuto un regime populista che ha superato la data di scadenza sperperando il boom del petrolio nel giro di una sola generazione.

Il populismo, che sia di sinistra o di destra, è una forza distruttiva che non è selettiva né ha una direzione precisa. Chávez e Maduro hanno distrutto il Venezuela per tutti, non solo per i loro avversari.

Tenetelo a mente, in particolare quei venezuelani che oggi applaudono all’ascesa di populisti come Bolsonaro semplicemente perché anche lui non ama i socialisti. Quando applaudono i populisti per aver ignorato la legge per combattere contro “loro”, ricordate che l’unica cosa che vi impedisce di essere vittime a vostra volta è che non siete ancora uno di “loro”: la definizione di “loro” è malleabile. E se sei abbastanza fortunato da non essere mai additato come nemico, il populista che ti piace tanto distruggerà le istituzioni anche per te.

Dopo 20 anni sotto il controllo dei populisti, spero abbiamo imparato a rifiutarli. Rifiutare il populismo significa che non può essere tollerato, nemmeno quando viene da qualcuno con cui avete alcuni piccoli obiettivi comuni. Dovremmo difendere qualcosa e farlo senza eccezioni, o la politica diventerà solo una transazione – sostenendo la persona che può darti tutto ciò che vuoi in quel momento, senza spazio per etica né principi. Il tipo di transazione che ci rende popolo – una parola così abusata da perdere significato – invece che cittadini.

 

 

 

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